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Non solo Bansky

La Street Art un’arte per migliorare la vita di tutti

Nata come forma di espressione creativa non omologata al sistema, per esprimere idee scomode, anche se in maniera ironica, all’interno del contesto urbano, la street art è oggi una delle forme artistiche più note e apprezzate in maniera universale, un’arte capace di mettere tutti d’accordo.

Il ricorso all’anonimato, attraverso l’uso di un nome di invenzione, come appunto Bansky, si era reso necessario per la natura ‘illegale’ di alcuni interventi praticati dagli street artists che, non tenendo conto dei limiti della proprietà privata, spesso si appropriano di muri e pareti da usare come una tavolozza. Se per molto tempo fu addirittura considerata come una forma di vandalismo, oggi l’arte urbana è stata non solo sdoganata, ma sempre più spesso accolta con entusiasmo, promossa e ricercata dal pubblico, dagli operatori culturali e anche dalle stesse istituzioni. 

Ne è un felice esempio il caso sollevato dall’artista Mauro Pallotta, in arte Maupal, che nel 2016 aveva fatto parlare di sé per un’opera a Borgo Pio, a due passi dal Vaticano, che rappresentava Papa Francesco intento a giocare a filetto nel tentativo di far prevalere la pace mentre una guardia svizzera gli faceva da palo. Dopo che l’opera era stata cancellata dagli operatori dell’AMA, l’artista era stato ricevuto al Campidoglio dal sindaco di Roma Virginia Raggi e dal vicesindaco Luca Bergamo. A settembre del 2019, sempre Maupal completava poi la prima opera di street art autorizzata dal Vaticano: “Exemplum Omnibus”. Realizzato sulla piazzetta del duomo della cittadina di Albano, in provincia di Roma, il murales rappresenta il Papa nell’atto di ripulire il cielo e mare dall’inquinamento ambientale.

Non più quindi un’arte fuorilegge, relegata all’anonimato, realizzata e fruita solo da un pubblico di giovanissimi per esprimere un certo disagio sociale, ma sempre più spesso una forma espressiva i cui numerosi risvolti positivi si ripercuotono su tutta la cittadinanza.

Numerose sono le iniziative in tutto il mondo che dimostrano quanto “l’arte di strada” attragga e sia adatta a un pubblico trasversale, di diverse età ed estrazione sociale. Uno dei progetti più interessanti che vuole dimostrare proprio questa trasversalità generazionale è Lata 65, ovvero un laboratorio d’arte urbana che insegna i fondamenti della street art agli anziani incoraggiandoli poi ad esprimersi direttamente in strada. Nata a Lisbona, città che ha lanciato l’idea nel 2012, l’iniziativa che trasforma gli over 65 in street artists è arrivata oggi alla sua ottava edizione e ha coinvolto altre città in giro per il mondo tra cui San Paolo in Brasile, Valencia in Spagna, Houston negli Stati Uniti. Il progetto ha lo scopo di abbattere gli stereotipi sull’età e il gap generazionale dimostrando quanto in realtà la street art e la sua estetica siano adatti a qualsiasi fase della vita. Nel corso degli anni, i partecipanti al progetto Lata 65 sono stati oltre 500 tra cui anche un’ultracentenaria, una signora di ben 102 anni.

 

Negli ultimi anni si è molto parlato della funzione sociale della street art e di come essa contribuisca a migliorare il quotidiano di centinaia di persone introducendo porzioni di bellezza e di colore in luoghi inaspettati, rianimando il grigiore metropolitano di periferie e aree degradate, iniettando un senso di rinascita nel decadimento. Queste sue caratteristiche intrinseche, che la rendono un’arte pubblica per tutti hanno negli ultimi dieci anni attirato l’interesse di privati cittadini, media e istituzioni. Una delle città italiane che ha particolarmente abbracciato la street art individuandone tutto il potenziale espressivo è Napoli dove, tra gli altri, il nome dell’olandese Jorit si è legato ad alcuni capolavori le cui immagini hanno fatto il giro del mondo. Nel 2017, lo street artist ha realizzato sui muri delle case popolari di via Taverna del Ferro a San Giovanni il volto di Diego Armando Maradona, un’opera in parte autofinanziata come regalo di Jorit ai napoletani. L’opera fu poi portata a termine grazie a un sostegno finanziario del capitano del Napoli Marek Hamsik e da altre associazioni che operano sul territorio. Jorit che ama particolarmente la città di Napoli ha realizzato numerose altre opere tra cui la più famosa è senza dubbio il San Gennaro in via Duomo fotografato dai turisti di tutto il mondo. 

Può capitare inoltre che i luoghi e beni pubblici da riqualificare includano anche quelli interessati da catastrofi naturali. È il caso del Re_Acto Fest, ideato e diretto dall’architetto ed artista aquilano Luca Ximenes, che nasce all’indomani del sisma che ha sconvolto il capoluogo abruzzese con lo scopo di creare connessioni tra le differenti realtà che costituiscono il variegato tessuto urbano devastato dal terremoto del 2009. Particolarmente interessante l’edizione del 2016 dal nome “Effimera” che prevedeva una serie di interventi nel centro storico della frazione di Paganica su facciate di edifici ancora ritenuti inagibili. La street art si lega in questo caso ad un messaggio di speranza, di ricostruzione, nella volontà di creare un ponte verso il futuro.

Più recentemente la street art ha trovato un nuovo modo di rendersi socialmente utile: l’attivismo e la sensibilizzazione nei confronti delle problematiche ambientali. Questo nuovo ideale si esplica in parte attraverso opere che ispirano il cambiamento o che si considerano celebrative di personaggi che hanno fatto della battaglia climatica la loro mission, come il già citato lavoro di Maupal, Exemplum Omnibus che vede protagonista Papa Francesco intento a ripulire il mondo, o i tanti wall paintings dedicati alla giovane attivista svedese Greta Thunberg tra cui uno dei più famosi quello realizzato a San Francisco dallo street artist argentino Andres Petreselli, in arte Cobre.

Ma ci sono anche progetti che si focalizzano sulle conseguenze dei cambiamenti climatici come Climate 04 dello street artist romano Andreco che nel 2017 diede vita al primo murales sul Canal Grande di Venezia, un vero e proprio monito per il futuro della città lagunare. Andreco che alla sua carriera artistica affianca quella di ricercatore, è infatti un dottore di ricerca in Ingegneria Ambientale sulla sostenibilità urbana, realizzò un wall painting di circa cento metri per sei di altezza che riportava nella parte inferiore le quote del livello medio del mare, previste da vari studi scientifici a partire dalla data di realizzazione fino al 2200, mentre in quella superiore raffigurava in maniera simbolica possibili onde fuori misura e le variabili che contribuiscono alla loro formazione e a quella di altri fenomeni legati all’innalzamento del livello medio del mare.

Nel 2018, appare invece a Roma in via del Porto Fluviale, nel quartiere Ostiense Hunting Pollution, ovvero a caccia di inquinamento, un progetto estremamente innovativo promosso dall’associazione Urban2030 e commissionato allo street artist Iena Cruz. Il grande wall painting, uno dei più grandi in Europa, è stato realizzato con vernici Airlite, dette comunemente mangia smog, che si applicano come una semplice pittura, ma attivandosi con l’energia solare, innescano un meccanismo di purificazione delle molecole inquinanti, ripulendo l’aria in modo naturale. Pare addirittura che 100 m2 dipinti con Airlite abbiano un’azione purificante rispetto all’aria circostante equivalente a quella di 100 m2 di bosco. Hunting Pollution raffigura un airone con un pesce nel becco. “Il barile di petrolio rappresenta la nostra società dei consumi che è diventato ormai parte integrante dell’habitat circostante in un ambiente inquinato, distrutto dall’uomo” ha detto l’artista in un’intervista. Il murales però sembra mandare ancora una volta un messaggio di speranza e soprattutto in questo caso fornisce un’opportunità di miglioramento reale e tangibile, un aiuto prezioso alla lotta contro l’inquinamento e il degrado della città.

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