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Una passeggiata tra i murales di Forlì

by in Street-Art

Quando parliamo di street art, vengono subito in mente le grandi capitali europee, alcune più di altre. Londra, Parigi, Berlino e anche Roma sono culle in cui l’arte di rendere opere i muri muti cresce e prolifica. Se non si è esperti del settore, mai si penserebbe che un nodo fondamentale per la street art in Italia è Forlì. La piccola città emiliana ha un passato storico politico davvero interessante, tuttavia negli anni la popolazione ha sviluppato una mentalità piuttosto insulare: tutto esiste e deve bastare all’interno di Forlì. Per questo sorprende vedere quanti murales sono presenti in città, disseminati un po’ ovunque e concentrati in alcuni punti. Il fatto è che Forlì ospita Murali, uno dei più importanti festival della street art. Nel tentativo di risvegliare gli animi dei residenti, in favore di chi la voglia di cultura ce l’ha viva e vegeta, ogni anno il festival propone qualcosa di nuovo. Perché se i muri puliti fanno i popoli muti, di certo Forlì non è città silente…

Millo, Pari dignità

In principio fu Millo

Le danze si sono aperte con un artista internazionale di grosso calibro: Millo con il suo “Pari dignità” ha reso omaggio all’Articolo 3 della Costituzione Italiana. Nell’aprile 2018 ha visto la luce il primo murale del festival forlivese, dedicato alle pari opportunità. In una tridimensionalità che lascia senza fiato, le due figure principali sembrano protendersi sull’intera piazza adibita a parcheggio pubblico. Una ragazza e un ragazzo sono seduti su una trave, in bilico su una pila di libri, che rappresentano la cultura. La minuzia dei particolari, la ripetizione ossessiva, i grattacieli e gli aerei, la città bianca, anonima, sempre uguale a se stessa, sono la cifra stilistica di Millo, in tutte le sue opere. L’artista ha ben inserito, quasi a farle scomparire alla vista, anche le tre finestre nel muro e ha firmato il tutto utilizzando un balcone laterale del palazzo. Colori pieni, palette varianti dei primari, espressioni significative… Millo è inconfondibilmente profondo e arriva diretto al centro del pensiero.

Eron

Eron, il più amato dai forlivesi

Ancora sulla dignità sociale e le pari opportunità millantate dall’Articolo 3 della nostra Costituzione, si è espresso Eron, nel maggio 2018, quando la prima edizione del festival è entrata nel vivo. Il suo murale è senza dubbio il più amato dai forlivesi: basta passeggiare e chiedere in giro a persone di ogni età e livello culturale. Segno ancora una volta che è il contenuto ad avere la meglio su tecnica e forma, quando si parla di street art. Non che il dipinto di Eron manchi di maestria: il suo è uno squisito trompe l’oeil che si fatica a riconoscere come dipinto, se si percorre via San Domenico. Una serie di panni stesi, tra cui è impossibile non notare una divisa da prigionieri dei campi di concentramento, si rivela disegnata sull’arco solo molto da vicino, in un magistrale gioco di integrazione con l’architettura del vicolo, anche e soprattutto per il suo contenuto. Infatti il voltone di via San Domenico segnava nella prima metà del 900 l’accesso alla zona ebraica di Forlì, con l’antico ghetto comprendeva anche l’Albergo Commercio, in Corso Diaz, all’interno del quale venivano adunati antifascisti ed ebrei in attesa di deportazione.

Zed1, Il lavoro

Il museo a cielo aperto di Forlì

Nel maggio 2018, grazie a Murali, sono stati tanti i muri a poter finalmente esprimersi per mezzo di grandi artisti. Uno dei più contemplati è sicuramente quello dedicato all’Articolo 1, di Zed1. La Costituzione era il tema dell’anno e gli artisti non hanno che potuto sentirsi stimolati, in modo più o meno esplicito. La scelta era totalmente loro, tanto che Moneyless ha optato per un muro astratto, fatto di linee irregolari e campiture di colore molto piene, decise e nette, che occupano un intero palazzo intersecandosi con le linee delle finestre delle abitazioni. 

E ancora, il naturalismo tipico di Gola, forse poco compreso, tanto da essere continuamente vandalizzato da tag e scritte, le coloratissime geometrie futuriste di Camilla Falsini, l’uccello di Andrea d’Ascanio, in arte Sardomuto, e molto, moltissimo altro.

“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è il loro insegnamento”, recita l’Articolo 33. A interpretarlo è stato Hope, con il suo albero che racchiude un cielo stellato. Generato da un microscopio bianco, su Piazzale del Lavoro, questo pezzo di Hope è uno dei più poetici, sognanti e insieme assertivi lavori mai visti in Italia.

Purtroppo, come spesso accade, tutto questo è mal riportato, poco valorizzato, fotografato senza citare autori o nomi delle opere. Articoli locali che a malapena forniscono un elenco esaustivo, nella consueta abitudine di considerare la street art come qualcosa di “carino” per colorare un po’ la città.

Giovani artisti al lavoro alla Barcaccia

Il grande merito del festival è stato sbloccare uno spazio e metterlo ufficialmente a disposizione dei giovani street artist locali: il parcheggio di Piazza Guido da Montefeltro, detto la Barcaccia, è oggi una vera e propria galleria di graffiti e murales. Artisti della città e non solo, in un tripudio di colori, disegni e lettering che sfruttano sapientemente anche le colonne, le inclinazioni e la profondità di campo, che si arricchisce costantemente e mai si completa, come è giusto che sia per questa forma d’arte. Barcaccia Underground è significativamente vicino al luogo della cultura “alta” di Forlì: il museo San Domenico, dove è custodita la Ebe del Canova, dove sontuose mostre vengono allestite per celebrare il classicismo e l’Arte riconosciuta come tale. Un cortocircuito essenziale, ben accolto dalla popolazione a dire il vero, che graffia e poi colora i muri seminascosti del parcheggio, per poi esplodere in una narrazione propria di questa espressione a vernice.

Basik

Murali seconda edizione

Il 2019 ha visto altri quattordici giorni di street art a Forlì. Meno muri, il tema fornito era il Rinascimento italiano. Ecco allora un proliferare di opere figurative, come quella di Andrea “Ravo” Mattoni con la sua “Allegoria del Progresso”, dedicata al forlivese Annibale Gatti. Aurelio e Giorgina Saffi troneggiano in alto grazie a Sema Lao, Hyuro realizza una pellicola sul fianco di un palazzo per l’invenzione della fotografia e del negativo… Tutto dà l’impressione di essere più spostato sul respiro locale – e in effetti si lamentò l’anno precedente l’assenza di artisti locali. Nel nostro non complrendere le ragioni del voler soffocare l’espressione in un respiro più corto, constatiamo che forse il più universale nel linguaggio è il muro firmato da Basik dedicato all’illuminazione pubblica. Anche questa volta manca una reale guida, ma vale la pena segnalare che un’intera strada, via Giorgio Regnoli, è stata recuperata grazie a piccoli interventi artistici, un proliferare di conseguenza di botteghe artigiane e fotografie esposte, disegni di piccole dimensioni che fanno capolino dai balconi… “Galleria a cielo aperto” è il nome di una rassegna che è stata volta a rivalorizzare una via che stava subendo una sorta di degrado. Oggi è la via dell’arte, dell’artigianato e del buon vivere, come recita la brochure che indica ciascun disegno esposto. Ognuno con il suo racconto, una storia alle spalle. Su tutte, quella di una città che pare ribellarsi all’immobilismo dall’interno, voler respirare, uscire dall’acqua e finalmente urlare.

Gomez, Melodia del sogno e della realtà

Prima di Murali…

Qualche mese prima del festival ufficiale, Forlì ha visto un magnifico artista dipingere il suo muro. Si tratta di Gomez, che scelse un edificio dalle finestre murate, ancora una volta vicino ai musei San Domenico. Tutt’altro che nascosto, il muro di Gomez è ben visibile da qualsiasi angolazione, sia che si arrivi a piedi che in automobile.

Un delicato monocromo rappresenta una donna, dagli occhi chiusi e il capo rovesciato all’indietro. I capelli fluenti sono sciolti, la mano sinistra è fasciata. “Melodia del sogno e della realtà” rappresenta, a detta dello stesso artista, una donna stanca, ma che, rapita dalla magia della musica, riesce ancora a suonare le corde di un’arpa. Corde che sono vere, tridimensionali. Sfruttando con grande capacità due davanzali, sono state tese delle corde, realizzate in vetro dal mosaicista Luigi Impieri. 

Andreco

E dopo: i murales a Forlì in tempo di Covid

Nel 2020 non è stato possibile indire la terza edizione di Murali. Tuttavia un nuovo lavoro ha arricchito la città: su due pareti della palazzina Ex ATR, Spazi Indecisi ha invitato a esprimersi Andreco. La campitura color ceruleo è stata realizzata prima del lockdown, quindi i lavori sono stati messi in pausa. Terminato il periodo di stasi forzata, l’artista ha voluto terminare il lavoro. “Le linee spartitraffico diventano rami di alberi” ha commentato descrivendo una delle due pareti. Sull’altra, un poliedro, uno di quelli con cui Andreco si esprime al meglio, nelle sue sculture, nelle sue performance, leitmotiv della sua produzione, forse un po’ meno compreso dalla popolazione locale più legata al figurativo. Sarebbe bello poter incontrare Andreco e farci spiegare le misteriose lettere contenute in quei rami di alberi. Intanto il suo muro resta quel bel mistero che l’arte sa e deve essere.

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